Название: Le Tentazioni Di Una Principessa Americana
Автор: Dawn Brower
Издательство: Tektime S.r.l.s.
Жанр: Историческая литература
isbn: 9788835400189
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“Julian”, gridò un uomo.
Si bloccò lungo il cammino. Nessuno avrebbe dovuto sapere che era arrivato, o persino che si trovava a New York. Lentamente, si voltò verso il suono e fu subito pervaso dal sollievo. Certamente William Collins sarebbe venuto a cercarlo. Lo aveva visto parlare con Brianne alla Penn Station. Si stampò un sorriso felice sul volto e salutò l’altro uomo. “Sta qui vicino?” Non sapeva cos’altro dirgli.
William scosse la testa su e giù. “Sì, mio padre ha comprato una casa di città proprio dietro l’angolo. E’ il posto più adatto a Manhattan al momento. Gli piaceva l’idea di un parco chiuso dove mia madre e Brianna potessero passeggiare.”
Quello sarebbe stato un piacevole vantaggio collaterale di Gramercy Park. Se sua sorella o sua madre erano lì, si sarebbe sentito meglio, sapendo che sarebbero state al sicuro in un parco esclusivo. “Io sto all’Hotel Irving”, Julian fece un cenno verso il luogo che aveva appena lasciato. “Per quanto tempo restate in città? Non è un periodo impegnativo alla piantagione?” Non sapeva quasi nulla di quale lavoro fosse necessario a Lilimar. Sembrava semplicemente una domanda possibile da fare.
“Preferirei non essere affatto qui”, rispose William. Gli lanciò un’occhiata di sbieco testardamente. “Ma qualcuno doveva accompagnare mia madre e mia sorella. Mio padre sarà qui tra un paio di settimane e allora ritornerò a casa. C’è sempre qualcosa da fare a Lilimar.” Piegò la testa da un lato. “Cosa la porta qui? Stanco dell’Inghilterra?”
In un certo senso, lo era e ciò gli forniva una scusa perfetta per esplorare ciò che l’America aveva da offrire. “Sono stato dappertutto durante il mio tour. Mio padre ha pensato che mi avrebbe fatto bene vedere come vanno le cose in America.” Julian si strinse nelle spalle. “Dubito che farò qualcosa che possa fare sviluppare il mio carattere.” Suo padre non era al corrente della sua tendenza a lavorare come spia, e Julian voleva che le cose continuassero così. Comportarsi come una specie di farabutto andava bene, per l’immagine che voleva mostrare al mondo. “ Conosce per caso un buon club per gentiluomini qui vicino?”
“Il Player Club è proprio dietro l’angolo, al numero 16 di Gramercy South”, rispose William. “E’ riservato ai soli membri.”
Julian strinse gli occhi e chiese, “Ciò significa che non sarò ammesso?” Sembrava esattamente il tipo di posto nel quale aveva bisogno di entrare. Probabilmente i soci erano la crema dell’élite di New York.
William sorrise. “Non esattamente.” Fece un cenno verso il sentiero che conduceva in direzione del club. “Si dà il caso che io sia un membro. Mi segua e farò il suo nome per l’ammissione. Tuttavia, devo avvisarla, la tariffa di ammissione è molto cara, ma ne vale la pena, se cercate la privacy. Io sto a New York molto più di quanto desideri, e frequentare il club è stata una necessità.” Sospirò. “Mi stavo recando lì, quando l’ho incontrata. Mia sorella mette a dura prova la mia pazienza. Dovevo scappare per un po’.”
Sembrava un punto di partenza per discutere delle inclinazioni di Olivia. Invece Julian tentò un approccio lievemente diverso. “La capisco. Anche mia sorella è difficile, nei giorni migliori.” Si mise le mani in tasca mentre parlavano. “Ho avuto un breve incontro con sua sorella alla Penn Station. Non era propensa ad accettare la mia assistenza.”
William alzò gli occhi al cielo e disse, con un tono disgustato, “Crede di sapere quello che è meglio in ogni cosa e non ascolta ragioni. Se riuscisse a scendere dalle nuvole abbastanza a lungo per capire veramente il mondo intorno a sé, non si sarebbe separata da noi appena siamo scesi dal treno. E’ stato per pura fortuna che l’abbiamo trovata abbastanza in fretta.”
Non così in fretta, se aveva avuto il tempo per un tête-à-tête con Alice Paul… Avrebbe dovuto affrontare quell’argomento con William successivamente. Per ora, avrebbe ottenuto l’ammissione al suo club e lo avrebbe perlustrato. “Parlatemi del Player Club”, lo incoraggiò Julian.
“E’ stato fondato nel 1888 da Edwin Booth”, iniziò William. “Voleva usare il club come un mezzo per cancellare la macchia sul nome dei Booth. Suo fratello minore era John Wilkes Booth.”
“Ah”, rispose Julian. “L’assassinio di un presidente può rendere un nome meno desiderabile…”
“Non avrei voluto essere al suo posto. Se avessi un fratello, e lui avesse fatto qualcosa di così profondamente stupido, e non fosse stato inseguito dai soldati dell’Unione ed ucciso- forse lo avrei fatto io stesso.”
“Per fortuna non avrà bisogno di scoprirlo. Nessuno potrebbe essere di nuovo così stupido.” Julian ridacchiò lievemente. Lui non avrebbe mai provato ad assassinare qualcuno di così importante, ma poteva capire come una persona arrabbiata con il presidente in carica potesse essere abbastanza stupida da fare almeno un tentativo. “Anche se sua sorella dovesse avvelenare la sua esistenza.”
“E’ proprio vero”, concordò William. “Le voglio molto bene, ma è abbastanza bisbetica.”
Svoltarono l’angolo e si diressero al Player Club. William aprì la porta e fece cenno di entrare. La stanza principale aveva un grande camino di marmo con un divano color Borgogna come punto focale dalla parte opposta. Due sedie appaiate lo fiancheggiavano. Una scala lì accanto era abbellita con della moquette rossa. Quella che Julian supponeva fosse la sala da pranzo, si trovava a sinistra, oltre la scala. Era circondata da un lungo tavolo, con almeno venti sedie. Alle pareti erano appese molte opere d’arte. “Questo posto è proprio sontuoso…” Fece un gesto verso un dipinto. “Quello non è un…” Stava indicando un quadro con dei fiori bianchi e fucsia in un vaso bianco. Poteva essere un Van Gogh o un Monet, ma Julian non ne era sicuro.
William alzò le spalle. “Non me ne intendo molto di arte. Anche se un tempo Mark Twain era un socio abituale qui. Penso che uno dei suoi manoscritti originali sia appeso lì. Non ho avuto la possibilità di curiosare tra i molti oggetti che tengono qui.”
Interessante… “E’ un club per artisti?”
“Per la maggior parte”, confermò William. “Ma ce ne sono alcuni che non sono propriamente artisti, anche se creano delle cose.”
Non era sicuro di capire cosa intendesse. “Può spiegarsi meglio, per favore?”
“Nikola Tesla è un socio”, spiegò William.
Julian non era familiare con il lavoro del fisico, ma aveva già sentito quel nome. Uno scienziato non era un artista, tuttavia esplorava le possibilità del mondo. “E’ necessario che io abbia qualche talento per diventare un socio?”
“No”, disse William. “A loro piace mescolare gli artisti, in mancanza di una definizione migliore, e le classi superiori. E’ il modo in cui il Player Club tiene aperte le porte agli individui che sanno lottare e fanno lavorare il proprio genio.”
Questo Player Club si stava rivelando molto più interessante di quanto avesse pensato all’inizio…”In questo caso…” Fece un gesto della mano verso William. “Portatemi dalla persona con la quale devo discutere la mia ammissione.”
Non ci volle molto a convincere i responsabili a considerare la sua ammissione. Non potevano ammetterlo all’istante, bisognava metterlo al voto, ma i soci principali non pensavano che ci sarebbero stati problemi. Erano contenti dell’acquisizione che avrebbe incluso il figlio СКАЧАТЬ