Генуя Хандрящая. Клаудио Поццани
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СКАЧАТЬ ritroverete

      a contare i mattoni

      delle chiese di Bruges

      o a farmi insultare

      per le strade di Oslo.

      Un giorno mi ritroverete.

      Per adesso, smettete di cercarmi.

      8

      Palingenesi

      Mi sembra impossibile

      essermi lasciato la battaglia dietro di me

      clangori d’armi

      e quell’odore dentato

      di carne e ferro

      le urla che uscivano dagli occhi

      le urla che rimanevano inscatolate negli elmi svitati dal busto

      le urla che diventavano sangue

      e come sangue si rapprendevano e si raffreddavano

      E quante braccia che si levavano

      da corpi immobilizzati e deliranti

      come radici alla ricerca dell’acqua

      Un tappeto di erba e rumore

      è quello che gli zoccoli sotto di me

      calpestano felpati

      Non so da quanto sia

      aggrappato alla criniera

      a voltarmi indietro

      sputando terrore a ogni secondo

      Sono appena uscito dall’inferno

      la testa ovattata

      e quei rumori metallici

      a scavarmi dentro

      come cucchiaio

      che s’ostina a pescare dal piatto

      l’ultimo goccio di minestra

      Deglutisco il mondo ad ogni momento

      e poco dopo mi è di nuovo in bocca

      mentre zolle si sollevano

      e danzano attorno al galoppo

      Nessuno ormai mi sta seguendo

      sulla via che mi conduce a casa

      tra poco sarò libero di riemergere dalla morte

      In un’ansa del fiume mi fermo a bere

      e pulire le ferite

      Rivolgo il mio viso al Cielo

      e i miei occhi si schiantano sulla nuca

      Nelle orbite vuote

      nidificheranno avvoltoi e vendette,

      la mia lingua diventerà un’agave spinosa

      Perfino il mio cavallo ha uno sguardo gelido

      da gatto scalciato per la strada

      non vede l’ora di fare la strada al contrario

      e ritornare in quel campo di morte

      a riprendersi l’orgoglio

      Abbiamo diviso l’attacco e la fuga

      il furore e la paura

      soltanto per tornare a sentire le tue mani

      Altrimenti saremmo rimasti là,

      perdendo un brandello per volta

      per aiutare più zolle possibili

      a diventare fertili

      La sera cade

      e intravvedo la nostra casa

      solo rovine, distruzione, il tuo corpo smembrato

      le tue mani che non sanno più scaldarmi

      le tue mani finite come un gioco qualsiasi

      gli avvoltoi stanno riposando nelle mie orbite vuote.

      Domani li porterò a nutrirsi.

      9

      Una vita fuori posto

      Forte con i forti

      debole con i deboli

      incapace ad obbedire

      non adatto a comandare

      tangendo il successo

      sempre un passo indietro

      ed il corpo troppo avanti.

      Forte con i forti

      debole con i deboli

      ho distrutto vite

      senza fare prigionieri

      trascinando le catene

      per tenermi sveglio.

      Ho lasciato una scia umida e nera

      come lumaca ulcerosa e maledetta.

      Ho lasciato in eredità

      un banco vuoto

      in una classe d’asilo.

      Forte con i forti

      debole con i deboli.

      10

      Ho vomitato l’anima

      Ho vomitato l’anima

      ieri

      e adesso mi sento più leggero

      posso nuotare libero

      senza zavorre di rimorsi e cattiverie

      Ho vomitato l’anima

      ieri

      e ho sporcato il cesso

      Non so cosa mi uscisse dal corpo

      sembrava limatura di ferro

      mischiata a cotone insanguinato

      forse aveva segato le sbarre

      per poter scappare

      forse si era ferita

      forse infettata

      Ho vomitato l’anima

      ieri

      ma non è stato come me l’aspettavo

      Pensavo che attendesse

      le trombe del Giudizio Universale

      la barca di Caronte

      o almeno un rintocco di diafane campane

      Niente.

      Non ce la faceva più a restarmi dentro.

      Scalciava

      Urlava

      Soffocava

      e io mi forzavo

      sopportavo

      perché pensavo che fosse indispensabile avere un’anima

      e anche lei pensava d’aver bisogno d’un corpo

      E’ strisciata via dalla mia bocca

      la sua coda era lunga e spinosa

      e si agitava guardandosi attorno

      Ho vomitato l’anima

      ieri

      e chissà dov’è finita

      Sembrava fatta di mercurio

      imprendibile

      come quando ce l’avevo dentro

      e mi rovesciavano come un guanto

      restando attoniti davanti alle mie pareti lisce

      Ho vomitato l’anima

      ieri

      e oggi i Nullibisti di Henry Moore

      mi vogliono già come loro capolista

      alle prossime elezioni

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